UNA #POLITICA CHE SI MUOVA SULLE ORME DI LA PIRA

UNA #POLITICA CHE SI MUOVA SULLE ORME DI LA PIRA

 

fonte: LACROCE quotidiano del 7 Novembre 2017

di Claudia Cirami

Giorgio La Pira

C’era un sindaco (santo) a Firenze. Due giorni dopo il flop del PD in Sicilia sarebbe fin troppo banale scrivere un pezzo istituendo un paragone tra i due sindaci più noti di Firenze. Ma, seppure sia corretto partire da un elemento insopprimibile quale essere stato il primo cittadino del capoluogo toscano, è più onesto smarcarsi subito dalla battuta facile o dall’ attacco gratuito nei confronti del “sindaco” a noi contemporaneo. Giorgio La Pira – a parte le indubbie qualità umane, da ascrivere a lui (e a Colui che dispensa i doni che accogliamo) – vive anche un’altra stagione politica e nasce, cresce e muore in un’Italia differente da quella odierna.

Un Italia che, chiaramente, non ha tutto il merito di aver forgiato un politico di così elevata statura morale, ma che – perlomeno – ha una concezione più alta della politica, nella quale profonde le sue migliori energie e che ha dato, come risultato, una delle Costituzioni più ammirate al mondo. Del resto, lo stesso Matteo Renzi, in un’intervista al Corriere della Sera [1] in cui veniva ricordata la sua tesi di laurea proprio sul suo illustre “predecessore”, è convinto dell’improponibilità del paragone. Pur richiamandosi più volte alla fascinazione che ha sempre avvertito per la figura del “sindaco santo” (così il politico era popolarmente noto), ha intelligentemente evitato di presentarsi come un La Pira redivivo. Lasciamo perciò l’odierno segretario del PD ai suoi travagli, e ci dedichiamo alla figura di quell’antico sindaco di Firenze, di cui qualche giorno fa è stato ricordato il 40°mo anniversario dalla morte, avvenuta il 5 Novembre del 1977.

Avvenire ha dato notizia [2] che il processo per la sua beatificazione sarebbe ad una svolta. In realtà, da tempo molti pensano che il suo sia un esempio eccellente di santità in politica, da indicare alla classe politica contemporanea, il cui livello generale si è notevolmente abbassato. Di La Pira colpisce l’intensa spiritualità evangelica che anima il suo agire politico. In questi giorni, la Nuova Bussola ha pubblicato un suo discorso contro l’aborto, [3] la cui lettura non impressiona soltanto per la fondatezza e la chiarezza degli argomenti, ma anche per la capacità del politico siciliano (La Pira era nato a Pozzallo, in provincia di Ragusa, nel 1904) di interpretare la storia alla luce del progetto di Dio sull’uomo.

don Divo Barsotti
 Sebbene l’amico mistico don Divo Barsotti non sposasse la teologia della storia di Giorgio La Pira, alla luce di questa lettura, l’agire politico dell’uomo politico non appare vagamente ispirato ad una visione filantropica verso gli esseri umani che può dirsi evangelica, ma potrebbe avere anche altre origini (diverse volte è accaduto in questi anni di porsi legittimi dubbi sulle dichiarazioni di presunta fede cattolica professata da politici contemporanei). In La Pira, invece, l’azione politica porta in filigrana l’impronta di un cattolicesimo saldo, professato senza sconti, teologicamente pensato ed evangelicamente vissuto. Così la politica non è una dimensione “altra” rispetto alla fede, ma ne diventa una delle modalità esplicative: la fede non è spinta nei recinti angusti del “fatto privato” (espressione a cui oggi siamo tristemente abituati), ma informa le scelte quotidiane.
Ricostruire la figura di Giorgio La Pira non è agevole. Proprio richiamandoci alla tesi di laurea renziana già citata, scorrendo l’elenco delle tesi di laurea o di dottorato su La Pira, sul sito a lui dedicato, colpisce la varietà degli argomenti trattati e la mole di lavori scritti su di lui, sulla sua formazione giovanile, sulla sua esperienza di sindaco, sui convegni promossi per la pace, ecc., sia nelle università che nelle facoltà teologiche. Simile ad un prisma, la sua personalità appare come sfaccettata. Ogni lato del prisma sembra alludere ad una vita diversa: c’è il professore, il politico, il membro dell’Assemblea Costituente della Repubblica italiana, il sindaco di Firenze, il costruttore di pace, il terziario domenicano, il terziario francescano, e altro. Tutti questi lati, tuttavia, proprio come in un prisma, riflettono quella che appare come la luce unificante: la fede in Cristo. Così l’azione multiforme di La Pira può essere interpretata come un unicum, il cui scopo è quello di testimoniare Cristo vivo e operante nel mondo. La Chiesa – correttamente – non manifesta fretta nel canonizzare politici dell’altro ieri o figure che, in qualche modo, possono essere ancora facilmente strumentalizzabili. Ma è già possibile vedere in La Pira – al di là del riconoscimento canonico che probabilmente arriverà col tempo – l’esempio di un politico che non persegue il proprio tornaconto, capace di farsi interrogare dai problemi sociali, di trovare risposte anche coraggiose ai più urgenti bisogni della porzione di popolo che è chiamato ad amministrare, lasciandosi al contempo interpellare dalle questioni più alte, fondamentali per l’uomo al pari di quelle che appaiono più legate al suo essere fatto di carne. In La Pira, dunque, non troviamo uno scollamento tra la fede professata e l’incidenza nel sociale. Se volessimo accostarlo ad una figura più vicina, sebbene diversa nella vocazione, potremmo dire che c’è qualche indubbia somiglianza con il beato don Pino Puglisi (e non certo per la provenienza dalla stessa regione).
In entrambi, infatti, appare chiaro il legame che sussiste tra una fede “pensata” e “professata” e una fede che agisce. Una fede che promuove la dignità umana perché la vede attraverso il riflesso dello sguardo con cui Dio contempla l’humanum, stabilendo – una volta, per sempre – che è “cosa molto buona”. Dall’edificazione di scuole alla costruzione di case popolari, La Pira è concretamente insieme agli uomini, incontrandoli nelle urgenze di un quotidiano spesso difficile, allo stesso modo in cui è teoricamente (e teologicamente) orientato verso il Dio che si è fatto uomo e che – proprio attraverso l’assunzione della natura umana – ha mostrato nei fatti che non può esistere un cristianesimo disincarnato.
Proprio a questa attenzione verso gli uomini tipica di La Pira si riferì San Giovanni Paolo II, nel 2004, nel discorso all’ANCI [4] (Associazione Nazionale Comuni Italiani). In quella occasione lo definì «figura eminente della politica, della cultura e della spiritualità del secolo appena trascorso», «uomo amante della pace», ricordando la «straordinaria esperienza di uomo politico e di credente, capace di unire la contemplazione e la preghiera all’attività sociale e amministrativa, con una predilezione per i poveri e i sofferenti» e invitando a seguire la sua «luminosa testimonianza». C’è un La Pira, infatti, che è profondamente attento al povero, ai suoi concreti bisogni, ricevendo per questo l’accusa di essere un comunista (“comunistello da sagrestia” o “pesce rosso nell’acquasantiera”: così viene definito). Il giudizio di San Giovanni Paolo II, però, provenendo da uno dei santi più noti e amati della cristianità contemporanea, appare quasi come un’investitura, sgombrando il campo da un equivoco anche troppo facile ogni volta che i cristiani si impegnano nella promozione sociale. Realisticamente si può sostenere che alcuni cristiani hanno prestato ascolto alle fascinose sirene del comunismo – persino oggi che è in dissoluzione e sembra aver smarrito totalmente l’identità originaria – ma spesso l’accusa rivolta ad altri cristiani è stata solo una strumentalizzazione a fini politici. Prima ancora di San Giovanni Paolo II, un contemporaneo di La Pira, Paolo VI, sintetizzava così il profilo dell’uomo politico: «La differenza tra Giorgio La Pira e tanti del suo tempo e del suo mondo è che quello sapeva, aveva l’idea, aveva i fini davanti da raggiungere e per questo ha impegnato la sua vita, la sua esistenza». Papa Francesco, invece, in anni più recenti, ha invitato i giovani ad impegnarsi in politica, richiamandosi proprio all’insegnamento di La Pira. Queste valutazioni positive non decretano certo la santità della figura del sindaco, ma sono segno della considerazione da parte della Chiesa Cattolica che questa figura ha suscitato. Nell’attesa di sapere se un giorno salirà all’onore degli altari, è possibile sperare che altri politici sposino il suo approccio cristiano all’azione politica. Sarebbe già un bel risultato.