STOP all’aborto obbligato! Il Popolo della Famiglia farà di Bergamo una Città per la Vita

Il Popolo della Famiglia annuncia la sua presenza alle Comunali di Bergamo per farne una “Città per la Vita”

Gravissimo attentato totalitario all’opera meritoria del Movimento per la Vita per il sostegno alle donne: «Stanno falsificando la 194!».

«Quanto sta avvenendo nelle ultime settimane nella nostra città in tema di aborto è allucinante. L’ultima protesta contro il convegno del 9 febbraio non è altro che bieca censura di stampo fascista, un impulso totalitario a voler imbavagliare i pochi, se non i soli, ad occuparsi di sostegno alla vita nascente» denuncia il Popolo della Famiglia di Bergamo per bocca del suo referente provinciale Massimo dal Passo, all’indomani della Giornata per la Vita.

Sostegno alla vita nascente significa sostegno alle donne che desiderano dare alla luce il loro bambino, ma sono in difficoltà nel loro prospetto di vita futura per questioni socio-economiche o psicologiche. Operando direttamente sul superamento delle condizioni critiche delle donne ed assistendole prima e dopo il parto, nell’attuazione della legge 194/1978, il Centro di Aiuto alla Vita di Bergamo ha sostenuto la nascita di più di 4500 bambini dall’inizio dell’attività. Ma il CAV non si occupa solo delle gestanti: nell’anno 2017 il 49% delle assistite erano madri che si sono rivolte al centro solo dopo aver dato alla luce il proprio figlio, dato (in crescita su base annua) che da solo fa crollare la narrazione per cui si vorrebbe il movimento pro-life interessato alla vita solo finché contenuta nell’utero materno.

«A quale titolo un’associazione di non meglio precisate figuranti (il cui solo riferimento culturale sembra essere una serie TV), incapaci di leggere un testo di legge e ignare della realtà sociale di cui si occupano i servizi di aiuto alla vita, parla a nome ed in difesa delle donne? A quale titolo quest’associazione contesta al Consiglio Comunale il valore sociale dei servizi offerti dai CAV e richiede l’estromissione dal dibattito pubblico della presidente Anna Daini e del presidente Federvita Lombardia Paolo Picco?» chiede Gabriele Marconi, membro del Coordinamento Nazionale.

Il Popolo della Famiglia giudica intollerabile la falsificazione permanente con cui si propaganda la 194 e il suo presunto ostacolarla da parte dei Centri di Aiuto alla Vita. Leggendo il continuo martellamento mediatico sembra che si parli di un testo immaginario, perfino antitetico a quello esistente. La legge fin dall’art.1 si prefigge la “tutela della vita umana dal suo inizio”, nell’art.2 si enunciano i criteri di assistenza dei consultori che sono definiti in quanto contribuiscono (2.d) “a far superare le cause che potrebbero indurre la donna all’interruzione della gravidanza”, missione che con l’art.5 è definita come:

“… compito in ogni caso, e specialmente quando la richiesta di interruzione della gravidanza sia motivata dall’incidenza delle condizioni economiche, o sociali, o familiari sulla salute della gestante, di esaminare con la donna e con il padre del concepito, ove la donna lo consenta, nel rispetto della dignità e della riservatezza della donna e della persona indicata come padre del concepito, le possibili soluzioni dei problemi proposti, di aiutarla a rimuovere le cause che la porterebbero alla interruzione della gravidanza, di metterla in grado di far valere i suoi diritti di lavoratrice e di madre, di promuovere ogni opportuno intervento atto a sostenere la donna, offrendole tutti gli aiuti necessari sia durante la gravidanza sia dopo il parto”.

«La realtà è che i Centri di Aiuto alla Vita sono le sole strutture che permettono l’adempimento della 194 quanto a testo e ratio. Ma gli analfabeti giuridici autonominatisi rappresentanti della nuova questione femminile, diseredati delle femministe della prima ora, concepiscono la legge come istituente un “diritto”, ma più spesso addirittura un obbligo all’aborto, per privazione di alternative nella prassi» continua Marconi «Nel nostro ordinamento, come nella stragrande maggioranza del mondo occidentale, l’aborto non è un diritto bensì un delitto depenalizzato. Non si tratta di un’interpretazione del movimento pro-life (si vedano anche i recenti commenti di Zagrebelsky, La Stampa 8/10/2018): il solo diritto riconosciuto dalla legge 194 è quello, costituzionale, all’obiezione di coscienza».

Non nuova a retoriche di quest’impronta sull’applicazione della 194 in Italia, Pia Locatelli si è unita alla protesta parlando di “convegno ideologico” teso a “negare le diversità”. «A quale “diversità” si riferisce l’ex-deputata Locatelli? Alle centinaia di consultori pubblici il cui solo fine è quello di accompagnare all’aborto le donne che vi si affacciano per un aiuto, come opzione unica offerta ed incoraggiata, contra legem?» il vice-referente provinciale Roberto Frecentese si unisce così alla presidente del Movimento per la Vita Maria Casini Bandini nel denunciare una situazione diffusa in tutto il paese, bergamasca compresa «In un certo senso è paradossale che i soli a chiedere oggi un autentico rispetto della 194 siano quelli che, come il Popolo della Famiglia, propongono la sua abrogazione. Coloro che sbraitano gli slogan “La 194 non si tocca!” sembrano troppo impegnati, di contro, a manipolarne il contenuto».

L’adesione del Sindaco a campagne mistificatorie

Grave ma non inattesa è la congiuntura con cui arriva l’indiscrezione del manifesto programmatico per la ricandidatura del sindaco Gori, in cui si legge l’adesione alla campagna “Aborto sicuro per la piena applicazione della 194”, come già chiesto da una mozione dei consiglieri 5stelle Gregorelli e Zenoni. L’iniziativa si propone di combattere la difficoltà dell’accesso ai servizi abortivi, ma anch’essa nasce su una falsificazione della legge.

«Gori era stato già smentito l’anno scorso dai dati del Ministero della Salute, nel suo tentativo di candidarsi alla regione Lombardia, sul presunto mancato rispetto della 194 in Lombardia nei termini di difficoltà d’accesso delle gestanti. La Relazione di quest’anno per i dati 2017 conferma come l’idea che in Lombardia (o in Italia) sia difficile accedere all’interruzione volontaria di gravidanza sia insostenibile» commenta dal Passo «I numeri per la regione parlano chiaro: 67 strutture su 85 (il 79%) con un reparto di ostetricia e ginecologia permettono l’IVG, mentre il carico di lavoro medio dei medici non obiettori è di 1.3 aborti a settimana (in calo dall’1.8 dell’anno 2016), per un massimo di 4.7. Come si può affermare che in Lombardia ci sia un’urgenza di ampliare l’accesso all’aborto? Anche a Bergamo il PD insiste nella trasformazione a partito radicale di massa, inseguendo le iniziative di +Europa, UAAR ed Arcigay ed accodandosi al M5S e Possibile».

Ancora più grave la campagna UAAR Testa o Croce! Non affidarti al caso, i cui manifesti hanno invaso la città nelle ultime settimane. «La campagna rimanda tragicamente allo stile sovietico per la creazione di uno stato ateo.  È il modello a cui l’UAAR s’ispira per la promozione non già di uno stato laico, ma ateo militante che abolisca ogni forma religiosa e ne prevenga la nascita e la possibile diffusione» stigmatizza Frecentese. Come non ricordare che lo stato sovietico fu il primo a introdurre l’aborto per modellare la società atea con il risultato di una gravissima denatalità che vede oggi la Russia fare marcia indietro ed essere tra gli stati d’avanguardia per la tutela della maternità?

«Giova poco alla portavoce Adele Orioli dichiarare che l’iniziativa non metta in discussione la competenza dei medici cattolici, i manifesti disegnano chiaramente un discrimine di natura religiosa, liberticida ed incostituzionale. Il qualunquismo per cui si ripete, senza mai apporre alcuna prova a sostegno, che la fede cattolica nei reparti ginecologici sarebbe fattore determinante per l’ascensore professionale cozza con un’evidenza sempre più manifesta all’indagini statistiche sulle persone religiose: sebbene infatti cattolici e cristiani praticanti siano in costante diminuzione in Occidente e in Italia, il numero dei medici obiettori si mantiene stabile. Bisognerebbe piuttosto prendere atto, come prendono atto gli stessi medici sia obiettori che non obiettori, che studiare e curare la vita nascente porta all’inevitabile riconoscimento che l’aborto è un atto occisivo, la soppressione di un bambino, sul piano medico e scientifico».

Dal Passo e Frecentese «Per le Comunali ci saremo. Faremo di Bergamo una Città per la Vita!»

Il Popolo della Famiglia si schiera apertamente contro l’orchestra ultrabortista che da Bergamo sembra voler far eco alle devastanti notizie che giungono da Oltreoceano, concerto in ossequio alla cultura della morte che vuole trasformare l’aborto da delitto a diritto, da diritto a dovere. Lo fa con precise iniziative politiche in ambito comunale, nazionale ed europee.

«Saremo presenti alle elezioni comunali di Bergamo, nel cui programma l’inno alla vita sarà dominante, un programma denso di proposte strutturali che facilitino il lavoro di enti come i CAV e i loro progetti in aiuto alle donne, sull’esempio virtuoso della città di Verona e ben oltre» annuncia dal Passo «D’altronde già siamo operativi da 2 mesi nella raccolta firme nazionale per il Reddito di Maternità, una proposta di legge d’iniziativa popolare in sostegno alla natalità, che ha come effetto anche il contrasto all’aborto, tramite una fonte reddituale per le madri che difatti assume la funzione di sgravio verso i servizi di aiuto alla vita di notevoli carichi finanziari e di potenziamento del sostegno economico (vale 4 volte il salvifico Progetto Gemma), permettendo così ai Centri di concentrare le risorse agli altri settori d’assistenza e a molte più richiedenti. Oggi si può firmare presso oltre 200 comuni della bergamasca, sia per il Reddito di Maternità che per le Elezioni Europee. Il nostro impegno, dalle realtà comunali fino all’ambito comunitario, sarà teso ad istituzionalizzare questi servizi fondamentali che salvano ogni anno migliaia e migliaia di bambini e le loro madri dal dramma dell’aborto, così come giustamente richiesto dal Movimento per la Vita».

«Tutte le città sarebbero tenute a fare come Verona, lo prevede proprio la 194» gli fa eco Frecentese «Ma noi non ci nascondiamo. Nell’attuare gli articoli primari a tutela della vita nella legge segniamo il primo passo di un cammino che proseguirà anche come battaglia culturale, puntando al 100% di medici obiettori – a partire dalla pressoché totalità di medici non obiettori che riconoscono chi sia il destinatario di un aborto – per arrivare al pieno riconoscimento della capacità giuridica del concepito, che renderà l’iniqua 194 abrogata de facto e de iure, così come qualsiasi legge che prevede l’uccisione di bambini nella fase prenatale. Il primo passo sarà fare di Bergamo una Città per la Vita, sforzo cui auspichiamo tutte le realtà pro-life della provincia vorranno dare il loro apporto».

 

Il Coordinamento Provinciale del Popolo della Famiglia di Bergamo