Il Coordinamento Provinciale del Popolo della Famiglia di Bergamo è lieto di invitarvi alla Scuola di Dottrina sociale della Chiesa Mater et Magistra a cura dell’ Osservatorio Internazionale Cardinale Van Thuân. Un percorso organico di formazione all’impegno sociale e politico attraverso i documenti del magistero sociale, che affronta la Dottrina Sociale come parte dell’intero corpus dottrinale cattolico, che fonda uno sguardo capace di cogliere le leggi oggettive delle realtà temporali e orientare in esse l’agire morale. Un percorso di scoperta dell’inestimabile tesoro che la Chiesa nel suo insegnamento ha regalato ai suoi figli e discepoli per un apostolato laico nel mondo, scandito dall’ incontro di fede e ragione.
Il Popolo della Famiglia da sempre intende, quale movimento ispirato e fondato sulla Dottrina Sociale della Chiesa, offrire la possibilità di riappropriarsi di questo patrimonio di sapere teorico e pratico a tutti coloro che ne avvertono la necessità. Consapevoli che mai come oggi l’urgenza di formarsi di fronte alle sfide che si parano dinanzi sul terreno del diritto e della morale naturale così come negli altri campi della società investe ognuno, riteniamo necessario che la nostra iniziativa risponda alla vocazione di operare per una ricostruzione che vada anche a monte della politica, disponendo centri permanenti a tale scopo. Perché siamo convinti non solo che un rinnovamento autentico del cattolicesimo politico debba partire dai suoi fondamenti, ma anche che un rinnovamento autentico alle radici di cultura e società non possa che avvenire anche se non soprattutto attraverso l’impegno politico. I circoli della provincia di Bergamo hanno perciò voluto ospitare l’Osservatorio Van Thuân dell’Arcidiocesi di Trieste, per presentare ai nostri conterranei la proposta codificata sotto la guida di Sua Eccellenza Mons. Giampaolo Crepaldi nella scuola Mater et Magistra, negli ultimi 3 anni già portatrice di un simile rinnovamento in diverse province, oltre che nella propria diocesi.

La proposta didattica ed educativa della scuola segue il metodo della Chiesa e lo declina nelle questioni specifiche, senza degenerare in etica sociale, né in analisi sociologica. Nell’occuparsi delle realtà temporali usa le modalità e i linguaggi che sono loro propri e distinti da quelli della fede, nella consapevolezza che non si fondano di loro stesse, bensì sul contenuto veritativo che la fede indica alla ragione, l’una complementare all’altra e l’una che nutre e sostiene l’altra nella circolarità. Più di una serie di conferenze, più di un semplice corso di formazione, la scuola opera nella mutua illuminazione delle parti della Dottrina sociale e in relazione al suo complesso; e a questo come parte della dottrina cristiana tutta. Perciò essa esprime la missione di costruire la società e la politica a partire dal rapporto con il nucleo dogmatico, in difesa dell’ordine del creato e in promozione dei fini prossimi e ultimi che da esso provengono, in osservanza dei principi non negoziabili, nella continuità con la tradizione specialmente tra insegnamento preconciliare e postconciliare - dalla Rerum Novarum di Leone XIII fino alla Evangelii Gaudium di Francesco. Inevitabile dunque partire dalla radice, da ciò che precede, genera e orienta l’azione nella politica e nella società. La prima sessione di Bergamo La Dottrina Sociale della Chiesa: impostazione e metodo aprirà ad ottobre e proseguirà per 7 lezioni, una a settimana, tese ad inquadrare i fondamentali e l’approccio della disciplina. Un secondo modulo che partirà a gennaio sarà dedicato all’impegno politico alla luce della Dottrina Sociale.
La scuola è aperta alla partecipazione di chiunque lo desideri, giovani e meno giovani, di ogni istruzione e non per forza indirizzati ad un coinvolgimento nella politica. Il nostro invito, nel sodalizio con l’Osservatorio, si rivolge ai tanti che sappiamo riconoscono come propria la necessità di un cammino di scoperta e di riconquista di un’eredità da tempo perduta o trascurata, ma anche a coloro per i quali esso si presenta del tutto nuovo: un dono che oggi preme per esser ricevuto, custodito e messo a frutto.

Il Coordinamento Provinciale del Popolo della Famiglia di Bergamo


CALENDARIO e SEDE

1° MODULO - 7 LEZIONI - venerdì h 21.00

Convento dei Frati Minori Cappuccini, Via dei Frati Cappuccini 8, Bergamo

La Dottrina Sociale della Chiesa: impostazione e metodo

26 Ottobre - La Dottrina Sociale come annuncio di Cristo nelle realtà temporali
9 Novembre  - La Dottrina Sociale come sapere teorico-pratico
16 Novembre - La Dottrina Sociale e i dogmi della fede cattolica
23 Novembre - La continuità della Dottrina Sociale tra Chiesa pre e post-conciliare
30 Novembre - Secolarizzazione e Dottrina Sociale
7 Dicembre - I principi fondamentali della Dottrina Sociale della Chiesa
14 Dicembre - La dottrina dei principi non negoziabili

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L’essere precede il fare. – Mons. Giampaolo Crepaldi, Arcivescovo di Trieste.

Estratti dal convegno Conoscere la verità, praticare la giustizia
di La Nuova Bussola Quotidiana, 3 febbraio 2018.

 

Agere seguitur esse. “Il fare segue l’essere”: si agisce in base a ciò che si è. Prima bisogna porsi il problema di essere … e poi ci si porrà il problema di cosa fare. La cosa è molto importante, perché mentre il fare potremmo considerarlo cosa che dipende da noi, l’essere, invece, ci appare subito come un dono. Per questo Benedetto XVI nella Caritas in veritate ha sviluppato il concetto che il ricevere precede il fare. Proprio perché il fare procede dall’essere e l’essere lo si è ricevuto, il dono ha la priorità. Un corollario di questo principio è che la volontà segue l’intelletto. L’essere dell’uomo è fatto di intelletto e di volontà, ma l’intelletto prevale, essendo la luce per la volontà retta. Ecco allora la corretta successione delle cose: abbiamo ricevuto l’essere e quindi bisogna prima di tutto curarsi di essere e poi di fare; bisogna quindi capire cosa siamo con l’intelletto per poi agire con la forza della volontà retta.

Questo vale per ogni persona, ma vale anche per la Chiesa nel suo insieme. Ed è qui che si inserisce la Dottrina sociale della Chiesa e la necessità di una formazione sistematica ad essa. Molti oggi pensano che i cattolici debbano soprattutto agire, operare secondo una buona volontà animata dalla carità. La cosa ritenuta più importante è esserci sul terreno delle emergenze e dei bisogni del nostro prossimo. È positivo questo senso di contribuire alla pace e alla giustizia, ma in base a quanto abbiamo appena osservato, il fare non è sufficiente. Se non è espressione dell’essere e se non è guidato dalla luce della verità, il fare si dimostra cieco. Si pensa che sia costruttivo e invece rischia di essere decostruttivo. Si prova una soddisfazione individuale intima perché si pensa di aver fatto il bene, ma in realtà non è stato proprio così.

La Dottrina sociale della Chiesa è espressione prima di tutto dell’essere della Chiesa e del suo intimo carattere missionario. La Dottrina sociale della Chiesa si nutre prima di tutto della vita della Chiesa. Da ciò nascono poi i criteri d’azione, che a questo punto non sono un mero fare, ma un “fare essendo”. La Chiesa non può agire prima di essere o senza essere. Ciò vale anche per i laici cattolici impegnati nell’azione sociale e politica tramite la Dottrina sociale della Chiesa. Quest’ultima ha un valore pratico, ma prima ne ha uno dottrinale e contenutistico che l’intelletto conosce e che indica alla volontà per poi agire. Senza appropriarsi di questi contenuti e senza considerare la Dottrina sociale della Chiesa connessa con l’essere della Chiesa stessa ci si agiterà nel fare, ma con scarsi risultati oggettivi.

[…] Senza formazione il popolo cattolico si disperde. Il problema non è mai quanti si è, anche se pure noi cattolici ameremmo essere in tanti. Il problema principale è se si è uniti o dispersi, se si è radicati insieme nell’essere o se si è dispersi nel fare fine a se stesso. Credo di poter dire che oggi i cattolici nella società e specialmente nella politica siano dispersi. Troveremo la soluzione con stravaganti formule o col recupero per il nostro essere? Né si creda che la dispersione riguardi solo le cose da fare. Essa ha una ricaduta anche nel modo di essere, perché questo è il paradosso: scavalcare il problema dell’essere per dedicarsi primariamente al fare, alla fine ha delle ripercussioni negative anche sull’essere. La messa da parte del corpus della Dottrina sociale della Chiesa frammenta e disperde l’agire e, contemporaneamente e di rimbalzo, incrina il nostro essere uniti nella fede.

 

 

FAQs

Mater et Magistra
Scuola di Dottrina sociale della Chiesa
SESSIONE DI BERGAMO

 

1. È una scuola di formazione politica partitica?
2. Perché una scuola di dottrina sociale organizzata da un movimento politico? Non è un’iniziativa confessionale e dedicata ai soli cattolici?
3. Si tratta di un’alternativa ad altre iniziative, come quelle delle pastorali diocesane?
4. C’è qualche requisito per la partecipazione, la scuola è accessibile a chiunque?
5. La scuola si occupa di questioni d’attualità sociopolitica?
6. Come si svolgono le lezioni? C’è la possibilità di frequentarla anche a distanza?
7. Come posso iscrivermi?

 

  1. È una scuola di formazione politica partitica?

No, non è una scuola di formazione politica, non lo è né senso tecnico-amministrativo, né indaga la concezione d’un’ideologia o della filosofia politica di un singolo partito. Non si sovrappone, né ha le stesse finalità delle scuole di formazione politica del Popolo della Famiglia, che il movimento predispone per i propri iscritti, sostenitori e simpatizzanti parallelamente e che procedono di pari passo, nella sue finalità, due vie convergenti e cooperanti alla formazione di un popolo che sappia cosa fare perché sa perché farlo, conoscendo la propria identità.
La definizione che meglio le calza è Scuola di Dottrina sociale della Chiesa per la formazione all’impegno politico e sociale perché riconosce che il suo oggetto, il sapere sistematico che vi viene insegnato, proviene da una storia comunitaria e viva e di essa si nutre. Intende cioè approfondire la dottrina senza proporre un percorso politico, né tantomeno una scelta partitica, né si nega al suo interno un’apertura plurale alle strade da intraprendere per tale impegno. La scuola, approfondendo la dottrina, delinea chiaramente presupposti per non rimanere vittime delle proprie opinioni o delle singole ideologie. Definisce cioè i margini entro cui le scelte plurali sono legittime e non manca di evidenziare anche le scelte che non sono ammissibili.

 

  1. Perché una scuola di dottrina sociale organizzata da un movimento politico? Non è un’iniziativa confessionale e dedicata ai soli cattolici?

Il movimento del Popolo della Famiglia è aconfessionale e fondato sulla Dottrina sociale della Chiesa, questi due aspetti sono perfettamente compatibili ed armonici in un laicato maturo e conscio delle proprie radici. Rivolgersi a tutti non implica venir meno alla propria identità, anzi soltanto radicandosi in essa e riappropriandosi di tutta la sua portata è possibile pienamente declinarla nella propria azione e comunicarne il valore per ognuno.
La dottrina sociale come annuncio nelle realtà temporali è strutturalmente diretto a tutti, cattolici e appartenenti ad altre confessioni cristiane, ma anche i non cristiani, in quanto si sviluppa sul terreno della ragione naturale, un terreno comune a fedeli e non. Per i cattolici, una scuola simile assume una dimensione educativa per la propria fede e finalizzata a portarne i frutti nel mondo; per i non cattolici, la scuola illustra un sistema e fornisce strumenti concettuali per comprendere le tematiche fondamentali della morale e della legge naturale e articolare il proprio agire nella società in accordo con esse.

Non c’è dunque contraddizione, l’iniziativa è determinata invece da una piena vocazione universale.

 

  1. Si tratta di un’alternativa ad altre iniziative, come quelle delle pastorali diocesane?

La scuola non intende porsi né in alternativa né tantomeno in concorrenza con gli altri luoghi di formazione, specialmente con quelli delle diocesi. Tutt’altro, l’auspicio è che la nostra scuola, con la propria impronta e le sue motivazioni profonde, possa rivelarsi un progetto capace di offrire un contributo originale, concreto e integrativo alla crescita delle nostre comunità, come tale benvenuto ed incoraggiato.

 

  1. C’è qualche requisito per la partecipazione, la scuola è accessibile a chiunque?

La scuola nasce pensata per incontrare soprattutto i giovani maturi perché sono loro ad affacciarsi all’impegno nella società e nella politica, ma si rivolge a chiunque sia entrato nella maturità, indipendentemente da quanto avanti negli anni e dal suo grado d’istruzione generale o specifica. In base all’età media dei partecipanti potranno essere adottati stili e metodi più o meno facilitanti nelle lezioni secondo l’esperienza maturata dall’Osservatorio, ma nessuno stile o elemento dedicato a particolari fasce d’età pregiudica la comprensione da parte dei discenti appartenenti ad altre. Allo stesso modo la scuola, rispondendo ad un’esigenza formativa a 360° gradi, rende accessibile la Dottrina sociale anche laddove essa affronta particolare complessità, insegnando al contempo linguaggi e modalità, oltre che i concetti. Non richiede preparazione teologica pregressa, comincia infatti con un modulo direttamente dedicato all’impostazione e ai metodi propri dottrinali della disciplina.

 

  1. La scuola si occupa di questioni d’attualità sociopolitica?

La scuola fa uso di esempi presi dalla storia politica, anche recente, ma come casi atti a spiegare nel concreto la declinazione della Dottrina sociale nel discernimento morale. Non insegue cioè l’attualità, ma non manca di misurarsi con le questioni oggi e sempre determinanti il dibattito etico, sociale e politico. Lo scopo della scuola non è infatti quello di analizzare l’attualità in rapporto alla Dottrina sociale (attività che l’Osservatorio svolge ordinariamente su scala nazionale, comunitaria e globale), bensì quello di formare studenti su ciò che la Dottrina sociale è, che di conseguenza apprendano criteri chiari per orientare l’agire morale in ogni circostanza del contesto sociale e politico.

 

  1. Come si svolgono le lezioni? C’è la possibilità di frequentarla anche a distanza?

La lezione consta di un’esposizione del docente della durata di 50 minuti che viene supportata dalla presentazione digitale tramite slides. Ai partecipanti viene consegnato il testo scritto dell’incontro nella forma di dispensa. Si apre poi un breve spazio alle domande che devono essere solo di chiarimento e di approfondimento. Il docente risponde a domanda dopo domanda. Alla fine delle lezioni viene assegnato un tema di riflessione su cui il gruppo di lavoro dialogherà in internet durante le due settimane successive. Alla fine della discussione in internet e prima dell’incontro successivo, il conduttore tira le fila della discussione con una sua sintesi.

È perciò possibile partecipare anche a distanza, tramite le dispense (ed eventualmente, se riusciremo a dotarcene, della registrazione video delle lezioni). Si sconsiglia la partecipazione da province non limitrofe, perché la scuola è dedicata alla zona di Bergamo e, dove possibile, si incoraggia una partecipazione quanto più dal vivo ed una diffusione dell’iniziativa anche in altre province.

Per chi lo desidera, prima della lezione si recita una preghiera davanti all’immagine dell’Immacolata Concezione.

 

  1. Come posso iscrivermi?

L’iscrizione comporta una quota di partecipazione comprendente l’abbonamento al Bollettino trimestrale di Dottrina Sociale dell’Osservatorio ed un contributo per la copertura delle spese di 50 €, poco più di 7 € a lezione. La quota complessiva ammonta a 70 € per l'abbonamento digitale al Bollettino, 80 € se cartaceo. Si raccomanda di aderire compilando il modulo della nostra pagina d’iscrizione, in fondo alle presenti FAQs. Dopo l’iscrizione tutti i dettagli del corso verranno comunicati nelle prossime settimane tramite newsletter e i canali ufficiali del Popolo della Famiglia di Bergamo. La quota sarà saldata alla prima lezione.

È inoltre possibile effettuare autonomamente l’abbonamento al Bollettino attraverso il link alla pagina dell'Osservatorio nel modulo d'iscrizione. Sulla pagina dell'Osservatorio, si inserisca nella voce Messaggio il testo “Iscrizione alla Scuola di Dottrina Sociale di Bergamo” e scegliendo la preferenza sull’edizione cartacea o digitale. L'abbonamento verrà scalato dalla quota totale, di cui rimarrà il saldo dei soli 50€.

Per sposi (coniugi) o promessi sposi (fidanzati avviati al matrimonio) è prevista una sola iscrizione per la coppia, cioè due iscrizioni alla quota di una sola. L’Osservatorio e il Popolo della Famiglia vogliono promuovere la scuola specialmente nelle famiglie, siano esse formate da sposi di lunga data, sposi novelli con bambini piccoli a casa (per cui la partecipazione a lezione può dover essere alternata) o di prossima formazione grazie a fidanzati che si apprestano a iniziarne il cammino.

 

 

Iscrizioni

Agli iscritti è richiesta una quota di 70-80 € da saldare alla prima lezione, comprensiva di:
- l'abbonamento al Bollettino dell'Osservatorio (20 € per il digitale, 30 € per il cartaceo)
- un contributo spese per sede e relatori di 50 €.

Per sposi (coniugi) o promessi sposi (fidanzati, avviati al matrimonio) è prevista una sola iscrizione per la coppia, cioè due iscrizioni alla quota di una sola.

È possibile anticipare l'abbonamento al Bollettino come indicato nella voce apposita del modulo, già al momento della presente iscrizione.
Per tutte le informazioni e per le iscrizioni on line è disponibile la pagina http://www.ilpopolodellafamiglia-bergamo.net/scuola-dsc/#iscrizioni oppure contattando il numero 3488950513









(si sconsiglia la partecipazione da province non limitrofe)



Compilare i seguenti campi solo per iscrizioni coniugi o fidanzati




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