Risposta alla lettera dell’Assessore Angeloni a Bergamonews del 10/05/18

La lettera inviata da Giacomo Angeloni, assessore della Giunta municipale di Bergamo e pubblicata sul quotidiano online Bergamonews del 10 maggio 2018 dal titolo “Veglia per il Gay pride? Questi rovinano il clima di dialogo caro a Papa Francesco”, non poteva non attirare la nostra attenzione. Abbiano atteso qualche giorno per replicare sperando in una qualche smentita su tante affermazioni gratuite e pasticciate.

L’Assessore Angeloni: interprete e portavoce della Curia di Bergamo?
Prendiamo atto che l’Assessore è cattolico “praticante” e ama le periferie esistenziali pur essendo oramai un politico di professione. Colpisce l’utilizzo di frasi acontestualizzate di papa Francesco per giustificare la propria immagine di Cristianesimo. Colpisce ancora il modo con cui si fa quasi interprete e portavoce della Curia di Bergamo, che non ha mai lasciato ad altri soggetti deleghe per esprimersi. Dichiarare nello stesso tempo che “è raro che esprima il mio pensiero su episodi slegati alla mia attività amministrativa, poiché credo nell’importanza della distinzione dei ruoli.” e commentare “da amministratore e da politico” è degno del miglior linguaggio ambiguo e del peggior politichese.

L’intervento di Angeloni è contro la libertà di espressione
L’intervista meriterebbe di passare inosservata se non fosse per le accuse, alcune manifeste e altre velate, con cui l’Assessore investe il Popolo della Famiglia per l’organizzazione dell’iniziativa ben conosciuta oramai e che aveva ricevuto un vasto consenso, a dimostrazione che non tutti sono d’accordo con le scelte operate dall’Amministrazione comunale di Bergamo. Ricordiamo che il dissenso è tutelato dal dettato costituzionale (così come la libertà di pensiero e le modalità della sua espressione) e non può essere negato. Chi impedisce all’avversario politico di poter parlare, di poter esprimere il proprio disaccordo, di ottenere lo spazio pubblico di presenza (e replica) si pone al fuori di uno dei principi costitutivi di garanzia dello Stato italiano. Ben vengano, pertanto, le manifestazioni di dissenso che vanno tutelate e garantite. Principio che vale per tutti. Inoltre occorre ricordare all’Assessore che la Costituzione sancisce liberi il culto e la professione di fede individuale e/o associata, confermati dal patto sottoscritto tra Stato e Chiesa Cattolica e con i rappresentanti delle altri fedi. Questa è la legge.

Il Partito al quale l’Assessore appartiene ha approvato varie leggi contro la famiglia
L’Assessore esprime qual è il suo modello di Cristianesimo, facendo intendere che la sua visione sia quella corretta, ortodossa e in piena linea con papa Francesco, al cui pensiero più volte si appella. Come rappresentante cattolico “praticante” del Partito Democratico farebbe bene a illustrare la compatibilità in termini dottrinali con l’appartenenza ad una formazione politica, che ha voluto e approvato, persino, a colpi di voti di fiducia, le peggiori leggi che hanno letteralmente stravolto non solo la visione antropologica dell’uomo, ma hanno avviato un processo di demolizione dell’identità dell’uomo, della vita, della famiglia, cancellando l’antropologia cristiana proposta nell’insegnamento del Magistero.

Le leggi approvate dal PD sono contro i valori cristiani fondamentali
Quelle leggi sbandierate come progresso della civiltà, in realtà appartengono alla cultura della morte, della sterilità della vita, dello scarto dei prodotti fallati, della distruttività: i diritti naturali precedono i diritti civili e costituiscono il fondamento della costruzione della società positiva. Il divorzio breve, le unioni civili (scritta per le coppie omosessuali che ottengono maggiori privilegi rispetto alle coppie eterosessuali in tema di reversibilità della pensione), le D.A.T. (che non sono altro che l’impianto dell’eutanasia con la morte per fame e sete) hanno prodotto ingiustizie e sopraffazione nei confronti dei soggetti più deboli: bambini, malati, incapienti, donne, anziani. Sì perché accanto all’aborto hanno come obiettivo l’eliminazione dei prodotti riusciti male, di chi non è più utile economicamente, di chi diventa un peso sociale, di chi è possibile portatore di handicap che è un costo sociale, della dignità del corpo delle donne più bisognose (ridotto a luogo di compravendita e mercificazione con l’utero in affitto). Su questo tutti i pontefici da s. Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e lo stesso papa Francesco (letto per intero e senza estrapolazioni ad hoc) sono concordi nella condanna esplicita.

L’Assessore ha strumentalizzato le parole di Papa Francesco
Riguardo papa Francesco, ampiamente strumentalizzato, è il pontefice che più si è espresso contro la teoria del gender con una durezza senza mezzi termini, fino a citarla più volte come “colonizzazione ideologica”, “sbaglio della mente umana”. Valgano per tutti due brani chiarissimi: “Poi ci sono le colonizzazioni ideologiche sulle famiglie, modalità e proposte che ci sono in Europa e vengono anche da Oltreoceano. Poi quello sbaglio della mente umana che è la teoria del gender, che crea tanta confusione.”. (Napoli, discorso del 21 marzo 2015).
“Un’altra sfida emerge da varie forme di un’ideologia, genericamente chiamata gender, che «nega la differenza e la reciprocità naturale di uomo e donna. Essa prospetta una società senza differenze di sesso, e svuota la base antropologica della famiglia. Questa ideologia induce progetti educativi e orientamenti legislativi che promuovono un’identità personale e un’intimità affettiva radicalmente svincolate dalla diversità biologica fra maschio e femmina. L’identità umana viene consegnata ad un’opzione individualistica, anche mutevole nel tempo». E’ inquietante che alcune ideologie di questo tipo, che pretendono di rispondere a certe aspirazioni a volte comprensibili, cerchino di imporsi come un pensiero unico che determini anche l’educazione dei bambini.” (Amoris laetitia, n. 56). La teoria del gender è stata sostenuta dal Partito Democratico con l’approvazione di norme affinché fosse inserita all’interno dei programmi e attività scolastiche attraverso il Ministero dell’Istruzione (retto da un ministro del PD) e l’U.N.A.R.

Centinaia di milioni al gender e al gay pride, e nulla alla Famiglia
Dispiace constatare, ancora, l’uso demagogico delle “periferie della povertà” nell’intervista. Le vecchie e nuove periferie esistenziali di oggi e del prossimo futuro sono costituite dai deboli, dagli inermi ignorati dal Partito Democratico, che ha dimenticato le sue radici, cioè stare dalla parte degli sfruttati della società e ha investito le sue energie per i pochi e i ricchi, ignorando i problemi veri del paese a cominciare dal lavoro, dalle nuove povertà economiche figlie della crisi, dalle vere famiglie composte da uomo e donna e completamente abbandonate al loro destino.

Fa specie vedere in un periodo di così grave crisi economica centinaia di milioni di euro gettati al vento tra organizzazioni di corsi pro gender, manifestazioni del gay pride, finanziamenti all’U.N.A.R., corsi nelle scuole al posto di fornire sussidi e ausilii a chi ha difficoltà a pagare le bollette dei servizi essenziali (luce, gas…), a chi non riesce a procurarsi pasti decenti, a chi anziano rinuncia a pagarsi le spese sanitarie perché non ce la fa, a chi non può stare dietro al mutuo della casa da onorare ogni mese, a chi rovista nei cassonetti, a chi ricicla gli abiti tra fratelli e sorelle, a chi non riesce a pagare le rette per il nido, a chi ancora, fatti due conti, preferisce cremare il proprio caro non potendo permettersi il lusso di un funerale dignitoso con l’acquisizione di un loculo. Purtroppo questa non è demagogia: è la fotografia della realtà dalla quale il Partito Democratico è distante anni luce. Le recenti elezioni politiche hanno posto in evidenza la protesta non contro lo Stato ma contro il Partito di governo, che ha visto crollare i consensi in modo mai accaduto dal dopoguerra a nessuna formazione politica in così brevissimo tempo.

Il finanziamento al gay pride: immorale spreco di denaro in tempi di gravi difficoltà
L’Assessore segnala il Gay pride tra le manifestazioni significative. Tanto significative che l’Amministrazione comunale di Bergamo l’ha ritenuta degna di un particolare apprezzamento fino alla concessione del patrocinio purché si realizzi. Avremmo preferito che il denaro (pubblico o privato che sia) utilizzato per il gay pride tornasse utile per le povertà del nostro territorio. E’ immorale in tempo di crisi gettare denaro e far tirare la cinghia ai cittadini con nuove tasse, multe, innalzamento di rette, spremendo a più non posso gli artigiani e persino i turisti con la tassa di soggiorno. Bene ha fatto la Regione Lombardia a negare il patrocinio al Gay pride. La vicinanza agli individui omosessuali va creata nella vita quotidiana con il rispetto per ogni persona a prescindere da chi sia, evitando i nuovi ricchi delle lobby, che sfruttano per mere esigenze economiche l’omosessualità. Condanniamo senza mezzi termini la riduzione delle persone omosessuali (come gli eterosessuali) a merce, adoperate per il business, a iniziare dalla squallida pratica dell’utero in affitto e della compravendita di bambini a cui è negato nascere e crescere (per diritto naturale) con il padre e la madre certi.

Le false accuse esplicite e implicite di Angeloni al Popolo della Famiglia
L’Assessore vuole tenere lezioni di teologia del “vogliamoci bene” che trasudano ipocrisia. Nel consolidato linguaggio politichese di accusare implicitamente, attribuisce al Popolo della Famiglia ciò che non ha mai detto o scritto. Ci limitiamo e ricordare che in fatto di dottrina e morale l’insegnamento della Chiesa Cattolica è rimasto inalterato. Nostra convinzione è la distinzione proposta da s. Giovanni XXIII e definita dal Concilio Vaticano II “tra errore, sempre da rifiutarsi, ed errante, che conserva sempre la dignità di persona” (GS n. 28). Riportare l’esatto pensiero lasciato dal Magistero è un servizio alla Verità senza interpretare strumentalmente e senza, soprattutto, illudere le persone. Il Popolo della Famiglia si limita ad accettare la dottrina della Chiesa Cattolica, che è immutabile per sua stessa definizione.

Il dialogo proposto può essere accettato solo su una base di parità e rispetto reciproci
L’Assessore desidera il clima di dialogo, dimenticando che il dialogo si instaura creando dapprima le basi con caratteristiche di parità, lealtà e rispetto delle posizioni distanti, anche con formazioni di diverso orientamento politico e culturale. Di fonte a eventi che possono creare gravi lacerazioni nel tessuto sociale cittadino è doveroso, ancor prima di procedere, interpellare, ascoltare e tenere presenti tutti e non in modo unidirezionale e precostituito un unico segmento della società. Manifestare il dissenso in modo pacifico e orante non rovina il dialogo ma accentua semmai, in modo positivo, il diritto del dissenso sancito dalla Costituzione. A meno che il tipo di dissenso non sia stabilito da chi gestisce la politica cittadina, promuovendo quello che più le sta bene e sia meno fastidioso.

L’Assessore è interprete anche del pensiero dei Frati Cappuccini
Apprendiamo, ancora che “L’uscita del volantino, inoltre, rovina il clima di dialogo e rispetto reciproco instaurato tra la diocesi e le organizzazioni promotrici del Gay Pride, le quali si sono mostrate sensibili e attente nel valutare la data dell’evento, in modo da non creare sovrapposizioni con la pellegrinatio del Papa Buono. Ho la triste sensazione, o forse la speranza, che i Frati Cappuccini, che tanto si spendono nei servizi caritativi, non abbiano compreso l’intento strumentalmente denigratorio sotteso a questa iniziativa, promossa da associazioni private ed indipendenti, senza un vero riconoscimento ecclesiale.”.

Facciamo i complimenti all’Assessore che sembra diventare il portavoce e l’interprete della Diocesi di Bergamo, dando persino ai Cappuccini degli incapaci nel non saper comprendere l’intento denigratorio della locandina. E’ interessante notare come stabilisca chi possa essere considerato ecclesiale e chi no, confondendo, strumentalmente, le libere aggregazioni laicali ecclesiali da quelle riconosciute a norma del Diritto Canonico con decreto del vescovo diocesano o della Santa Sede. Ricordiamo il dimenticato: “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro (Mt 18, 20). Sono illuminanti al riguardo le parole di Benedetto XVI: “È la presenza di Cristo che rende efficace la preghiera comune di coloro che sono riuniti nel suo nome. Quando i cristiani si raccolgono per pregare, Gesù stesso è in mezzo a loro. Essi sono uno con Colui che è l’unico mediatore tra Dio e gli uomini. La Costituzione sulla Sacra Liturgia del Concilio Vaticano II si riferisce proprio a questo passo del Vangelo per indicare uno dei modi della presenza di Cristo: “Quando la Chiesa prega e canta i Salmi, è presente Lui che ha promesso: “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io  sono in mezzo a loro” (Mt 18, 20) (Sacrosactum Concilium, 7)”.

La falsa accusa dell’incitamento all’odio
Infine l’Assessore attribuisce al Popolo della Famiglia il rischio “di incitare all’odio e alla discriminazione”. Forse non ha compreso il senso della preghiera di riparazione o forse non gli è stata ben spiegata. Rilegga le richieste della Madonna a Fatima durante la prima apparizione del 13 maggio 1917. Ebbene chi prega in riparazione lo fa assumendo su di sé parte delle sofferenze di Cristo procurate dai peccati causati dall’umanità, tra cui l’ostentazione del male in forma pubblica. Non è una preghiera contro le persone ma un’espiazione dei peccati (personale e altrui) attraverso il pregare e le penitenze individuali o comunitarie. Mai viene menzionato il singolo. Mai giudicata la singola persona. L’atto di riparazione attira la misericordia di Dio sul peccatore per la sua conversione. Si tratta di una tradizione millenaria della Chiesa Cattolica mai dismessa e che fa oggi clamore, strumentalmente, soltanto perché associata all’intoccabile Gay Pride.

Un invito alla riflessione e alla preghiera
Assessore, rifletta e preghi in quanto credente per le vittime innocenti dell’aborto (quello intenzionale), per i bambini privi di padre o madre (che non sapranno mai chi sia il loro vero padre o la loro vera madre per effetto dell’utero in affitto), per i malati e le persone in crisi depressiva (che verranno fatti morire di fame e sete a causa dell’eutanasia), per le discriminazioni sui posti di lavoro di donne (perché in maternità), per gli anziani costretti a rinunciare alle cure sanitarie (per mancanza di denaro), per coloro che non riescono a onorare il mutuo (dovendo scegliere tra il dover far mangiare i figli o avere una casa di proprietà), per gli obesi e le giovanissime anoressiche (a cui sono presentati modelli inarrivabili di bellezza ed entrano in crisi), per i suicidi dei lavoratori (perché licenziati con il Jobs Act), per i suicidi dei piccoli imprenditori (strozzati dalla non concessione di prestiti dalle banche) rovinati dalle scelte politiche e normative del suo partito di appartenenza. Rifletta e faccia un po’ di autocritica sul perché quasi sei milioni di Italiani non ha più votato la sua formazione politica.

Bergamo, 18 maggio 2018

Il coordinamento provinciale Popolo della Famiglia di Bergamo