Ridare un cuore all’Europa. Il popolarisimo contro il populismo

Non voglio eludere la questione, limitandomi a ripetere che quando si fa la volontà di Dio tutto diventa possibile. Anche se è vero, e lo abbiamo già dimostrato, specialmente a tutti coloro che da anni ci rivolgono contro un incessante “fuoco amico”, visto che rappresentiamo uno scandalo per il solo fatto di essere cristiani come loro. In realtà, ci stiamo muovendo sul terreno del possibile, con una strategia molto realistica.

Abbiamo la possibilità di sfruttare rapporti che da tempo il Popolo della Famiglia ha instaurato con i gruppi politici di altri paesi dell’Unione Europea. Passate le vacanze agostane sarò nell’Europa dell’Est, per ragionare con i principali partiti di ispirazione popolare su come fare fronte comune nella battaglia a difesa e a promozione della famiglia, della persona e della vita. Un alleato con il quale si aprirà sicuramente un confronto sincero sarà Viktor Orbán, attuale premier ungherese. Ricordo quando ci conoscemmo di persona al congresso del Partito Popolare Europeo a Madrid, qualche anno fa. Io ero un giovane delegato italiano, e lui era già un capo di governo, alle prese con la sfida delle riforme che aveva annunciato in campagna elettorale. Non è un mistero, del resto, che noi del Popolo della Famiglia da tempo si sia in contatto con alcuni politici del Gruppo di Visegrád, che pur appartenendo alla tradizione del popolarismo europeo hanno dimostrato quanto l’interpretazione dello stesso che ha finito per prevalere nei paesi trainanti dell’Unione Europea sia diventata insufficiente, perché troppo tesa a garantire gli interessi della grande finanza piuttosto che quelli dei popoli.

Da quando in Italia si è insediato il governo giallo-verde, che i “bardi” del pensiero unico non fanno altro che sostenere che Matteo Salvini, che in teoria dovrebbe essere l’alleato naturale del Gruppo di Visegrád, finirà per fallire nei suoi intenti rispetto all’Unione Europea, oppure sarà costretto a tradurre gli impegni presi con gli elettori. Ciò in quanto esso sostengono che gli interessi nazionali di questi paesi, rispetto al tema cruciale dell’immigrazione e non solo, sarebbero troppo contrastanti con quelli italiani.

È un ragionamento capzioso, che tuttavia ci consente di fare risaltare per contrasto che, risotto al sovranismo miope e egoista, ne esiste uno di più ampio respiro. Infatti, non si tratta soltanto di difendere gli interessi della propria nazione, ma di far vincere in Europa una visione politica realmente ispirata alle radici del popolarismo, che in quanto tale consenta di costruire l’Europa dei popoli, superando la deriva tecnocratica e la schiavitù finanziaria.

Tra l’altro, le predette radici non sono affatto quelle della Lega di Salvini, e nemmeno della destra italiana tradizionale, che nonostante vari tentativi di avvicinamento, seguiti da altri in senso opposto, nel Parlamento di Strasburgo appartengono a altre famiglie politiche o persino faticano a trovarne una.

I padri fondatori del processo politico che ci ha portati all’Unione Europea senz’altro inorridirebbero, se fossero tra noi ancora oggi, osservando come un certo pensiero politico sta trattando la questione dell’immigrazione – sotto la scusa dell’umanitarismo e della solidarietà – si mostra asservito agli interessi del capitale finanziario, e al suo bisogno di manodopera sradicata dai Paesi d’origine, senza arrivare a comprendere le radici del problema” (tratto dal libro “Le radici verso l’alto” di Mirko De Carli con Massimiliano Fiorin).

Una visione che, nella giornata di domenica 7 aprile 2019, prende solidamente forma con la presentazione del simbolo con cui il Popolo della Famiglia si presenterà alle prossime elezioni europee. L’appartenenza al Partito Popolare Europeo è un traguardo figlio di un cammino di più di un anno animato da mille difficoltà e mille inciampi: averlo conseguito, dopo aver formalizzato in gennaio durante l’ultima assemblea nazionale la mia specifica delega ai rapporti col PpE, significa aver raggiunto un traguardo storico che colloca il nostro movimento al centro dello scacchiere politico italiano e continentale.

Ho volutamente riportato la mia risposta a una domanda precisa di Massimiliano Fiorin rispetto a quella che già nel libro “Le radici verso l’alto” definivamo come la “remuntada europea” per aiutarvi a prendere piena coscienza del peso specifico del lavoro che ci ha visto mobilitati come dirigenza nazionale sin dal 4 marzo 2018. Il percorso dell’attualizzazione del pensiero popolare come solida risposta al populismo ideologico dilagante è passato per momenti ben precisi: la terza Festa de La Croce Quotidiano a Camaldoli dedicata allo studio e alla conoscenza del Codice di Camaldoli, la strutturazione del Popolo della Famiglia in tutta Italia con la nascita del Coordinamento Nazionale e la celebrazione dei cento anni dell’Appello ai Liberi e Forti con l’apertura ufficiale della procedura di adesione al PpE conclusasi positivamente grazie al contributo importante di Alternativa Popolare e del suo Presidente Paolo Alli.

Costruire un’offerta politica capace non di alimentare i propri consensi attraverso l’odio e gli slogan ma con una sana capacità di elaborazione progettuale che traduca gli ideali dell’umanesimo cristiano in proposte di buon governo praticabili e possibili è stata la chiave di lettura che ci ha guidato: pensare a un’Unione Europea che decida, nel prossimo quinquennio, di destinare i fondi investiti nella gestione (ahimè fallimentare) dei flussi migratori alla “sfida delle sfide” del contrasto all’inverno demografico realizzerebbe un ripensamento globale dell’architettura istituzionale presente a Bruxelles e aprirebbe una nuova stagione che da tempo amo chiamare del “sovranismo europeo”.

Parlare di “sovranismo europeo” significa superare lo scontro dialettico ed ideologico tra europeisti ed euroscettici e porre al centro del dibattito una rinascita dell’Unione Europea attraverso una riduzione drastica del gap democratico e rappresentativo presente nelle due principali istituzioni europee: Parlamento e Commissione. Occorre, dunque, realizzare una compiuta sovranità dei popoli europei attraverso un Parlamento che possa svolgere a pieno titolo la funzione legislativa e una Commissione che sia specchio fedele degli equilibri parlamentari e non delle gerarchie presenti nel Consiglio dei Capi di Stato e di Governo dell’Unione.

Davanti a una Forza Italia che non espone nel proprio simbolo il vessillo del Partito Popolare Europeo la lista “Popolo della Famiglia – Alternativa Popolare” con il preciso richiamo al PpE rappresenta l’unico baluardo possibile in grado di arginare la deriva populista di quello che rimane del vecchio centro-destra e le scorribande radicali del Movimento 5 Stelle. È il nostro tempo e occorre viverlo da protagonisti anche in Europa.

Mirko De Carli, coordinatore nazionale per il Nord Italia del Popolo della Famiglia

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