COME E PERCHÉ STIAMO PORTANDO I NOSTRI FIGLI ALLA FAME

COME E PERCHÉ STIAMO PORTANDO I NOSTRI FIGLI ALLA FAME

di Sergio Vicari
fonte: La Croce quotidiano 22 Luglio 2017
I mezzi di comunicazione stanno evidenziando un serio problema di povertà nel nostro Paese, una povertà resistente e non contingente! Resistente anche alla pur molto debole ripresa economica. Un titolo come “ISTAT: in Italia 4,7 milioni vivono in povertà assoluta. Giovani e famiglie con figli minori soffrono di più” fa sentire un groppo alla gola non solo per il numero, ma anche per la precisazione “Giovani e famiglie con figli minori soffrono di più”. Questo nel 2016.
Oggi leggiamo: “In Italia 7,2 milioni di poveri: Secondo l’Istat l’11,9 per cento della popolazione è in gravi difficoltà economiche. Nel 2016 in sofferenza l’11,1% degli over-65 e 1 milione e 250 mila minorenni” (http://www.lastampa.it/2017/04/20/economia/in-italia-milioni-di-poveri-VOsANuTPVdFxjb6CZxEnfP/pagina.html), e anche “ISTAT, povertà tra i giovani triplicata in 10 anni” (http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2017-07-13/istat-4milioni-e-742mila-persone-poverta-assoluta-2016-102633.shtml?uuid=AEB8ugwB), “In Italia un bambino su 8 in povertà assoluta” (http://www.vita.it/it/article/2017/07/13/in-italia-un-bambino-su-8-in-poverta-assoluta/144019/). La gola si secca leggendo questi dati e sapendoli non frutto di una guerra o di una carestia, ma di una organizzazione sociale sempre più all’impronta, e per questo incapace di darsi delle priorità, perché queste ultime hanno senso su orizzonti temporali che la Politica attuale non è più in grado di dominare.
Cosa succede? Cosa stiamo facendo ai nostri giovani? Non si tratta più soltanto di lasciarli senza la dignità di un lavoro: li stiamo portando alla fame!
Quando, sempre in questo tormentato tempo presente, osserviamo ritornare casi mortali di malattie per le quali eravamo vaccinati, casi che fatalmente colpiscono i più deboli, scopriamo l’importanza dell’effetto gregge; ovvero vivere in un ambiente salubre conserva in salute anche chi è più debole. Se la povertà, oggi così estesa, fosse una malattia infettiva: quale “effetto gregge” invocheremmo?
Certo un maggior PIL nazionale non può avere influenza sul tipo di povertà che sta emergendo, perché la sua infelice ridistribuzione pensata in stanze di potere lontane dalla “strada”, fa evaporare la “ricchezza comune” prima che raggiunga, l’impiegato, la casalinga e l’operaio che l’hanno generata con il loro lavoro.
Il “gregge” è qualcosa di molto prossimo all’individuo che ne fa parte. Una qualsiasi “Istituzione” non può candidarsi a farsi “gregge” di chicchessia. La famiglia, questa è il gregge vocato a proteggere il più debole. Quella famiglia che non nasce dal “provare a stare insieme”, ma dall’impegno vincolante di prendersi cura dei suoi membri per tutto l’arco della sua vita: questa è il “gregge”. Ma “diritti” come il divorzio o l’aborto lasciati totalmente al libero e insindacabile arbìtrio del richiedente; le equiparazioni di fatto e istituzionali della famiglia alle più svariate e labili forme di convivenza, l’emancipazione della donna immaginata sempre unicamente coincidente con quella lavorativa (vedi diffusione di “quote rosa” obbligate in molti ambiti lavorativi), la distruzione della figura del “padre di famiglia” sia come modello di riferimento della persona diligente sia, molto più drammaticamente, come bersaglio giudiziario di carichi onerosissimi in caso di separazioni familiari unita alla perdita, non rara, dell’affido dei figli; il frequente riscorso giudiziario a privare la famiglia del “sacro” diritto di patria potestà (addirittura è stato proposto per punire chi non vaccina i figli), fino ad appropriarsi dei figli stessi per il loro “maggior bene”, come nel caso di Chalie Gard; tutte queste cose hanno sparigliato e disperso innumerevoli famiglie privando i più deboli, i giovani e i minori, del loro “gregge” di protezione.
Così tutti questi sono diventati poveri, e poi più poveri; e così: “In Italia un bambino su 8 in povertà assoluta” (http://www.vita.it/it/article/2017/07/13/in-italia-un-bambino-su-8-in-poverta-assoluta/144019/) e così: in Italia 4,7 milioni vivono in povertà assoluta. Giovani e famiglie con figli minori soffrono di più” (http://www.huffingtonpost.it/2017/07/13/istat-in-italia-4-7-milioni-vivono-in-poverta-assoluta-giovani_a_23027697/)
In questa situazione, nelle stanze dove si dovrebbe pensare ad un popolo, si pensa al PIL, magari gonfiandolo con i redditi di attività illegali (link); dove si dovrebbe pensare alle tasse come una forma di ridistribuzione al popolo dei frutti dell’operosità del lavoro di tutti, si pensa a rimpinguarle con i proventi del gioco d’azzardo ed altri vizi, magari anche regolarizzando la prostituzione, così diventa un’altra forma di lavoro (e di emancipazione) femminile…
Ormai mi pare che in quasi tutti i luoghi nei quali si esercita una forma di responsabilità per la collettività, rimangano solo dei “ruoli” e degli attori che recitano, temporaneamente, quella parte. Un gran teatro nel quale si replicano recite, avvicendandosi varie compagnie, a volte raccogliticce, senza alcun copione di valore, ma improvvisando per soddisfare chi è in sala in quel momento…
Vien voglia di sperare ancora di sentir levare un appello come questo: “A tutti gli uomini liberi e forti, che in questa grave ora sentono alto il dovere di cooperare ai fini superiori della Patria, senza pregiudizi né preconcetti, facciamo appello perché uniti insieme propugnano nella loro interezza gli ideali di giustizia e libertà.” (Don Sturzo)
Ma non sono parole che possono essere suscitate dalla stesura di un Documento di programmazione economico-finanziaria.