Fermiamo la piaga illegale della cannabis a Bergamo

Intervengano Prefettura e Questura!

Presto i gazebo del Popolo della Famiglia.

Premessa: Ad oggi oltre 12 negozi di cannabis a Bergamo. L’ennesima apertura di un esercizio commerciale avente come finalità la distribuzione di cannabis ha segnato il limite di quanto la nostra città può sopportare. Presentata come un grande evento, essa ha alzato il livello d’allarme soprattutto per la cospicua presenza di minori accompagnati – fin dall’età dell’infanzia – per incontrare il noto cantante, socio fondatore e proprietario del franchise. L’evento si è così rivelato un ulteriore stadio di normalizzazione dell’uso di sostanze stupefacenti nella percezione dei giovanissimi.

È certa scientificamente la tossicità della cannabis e legalmente l’illiceità della sua vendita  

È paradossale che a quasi un anno dal Congresso Mondiale della World Psychiatric Association a Berlino che ha evidenziato in modo stringente la correlazione tra insorgenze di psicosi e schizofrenia negli adolescenti e l’uso di cannabis, nonché a seguito della pubblicazione dell’eminente parere contrario del Consiglio Superiore di Sanità, ancora si consenta incontrastato il proliferare di attività commerciali che mettono gravemente a rischio la salute dei cittadini a partire dai più giovani. Tutto ciò grazie alla connivenza delle istituzioni e delle amministrazioni locali, silenti quando non esultanti di fronte all’ esasperazione di una crisi sociale e sanitaria che rischia di divorare una generazione. Nella motivazione del parere, il Consiglio Superiore di Sanità confuta oltre ogni obiezione l’esistenza di una “cannabis light” o di una “cannabis legale”, etichette pubblicitarie per camuffare un prodotto illecito in una presunta zona franca, conseguenza della legge 242/2016, che risulta così adulterata da interpretazioni subdole quanto risibili. In realtà, come chiarito dall’organo consultivo, qualunque prodotto contenente i principi attivi del Cannabidiolo e/o del ∆9-THC non menzionato ai fini specifici di cui al testo di legge rimane vietato rispettivamente secondo il D. lgs. 219/2006 e il DPR 309/90. Tra questi prodotti non sono previste le infiorescenze che gli esercizi commerciali di elaborati della canapa vorrebbero imporre come nuova categoria merceologica e che vengono acquistate comunemente per essere inalate o assunte a scopo ricreativo. Perciò, conclude il CSS, non possono che essere considerate vietate, illegali e destano preoccupazioni in quanto nocive. Sia al di sotto dello 0,6% della concentrazione di ∆9-THC, sia al di sotto dello 0,2%, per la farmacocinetica variabile, il principio attivo presenta significativi accumuli nei tessuti (specialmente adiposo e cerebrale) tali da indurre effetti psicotropi, i cui rischi si aggravano in ragione di un consumo al di fuori di ogni possibilità di monitoraggio. Altri effetti deteriori particolarmente preoccupanti sono quelli sulla vita pre- e neonatale, dovuti all’assunzione delle madri durante il periodo gestazionale e dell’allattamento. La cannabis così illecitamente commercializzata in definitiva non è derubricabile da sostanza stupefacente.

È vitale un intervento della politica e delle istituzioni sul problema

Non colpisce purtroppo la noncuranza verso il parere del CSS di forze politiche come il Partito Democratico che regolarmente millantano l’esclusiva dell’aderenza all’evidenza scientifica solo se hanno gioco a deformarla pretestuosamente a fini propagandistici e, di contro, l’ignorano platealmente quando temono di perdere consenso. Partito teso ad una progressiva e ormai inoltrata trasformazione da collettore socialdemocratico a vero e proprio “partito radicale di massa”, come ha brillantemente spiegato il sociologo Luca Ricolfi. È infatti opera dell’ex-ministro Lorenzin la blindatura del parere del CSS dal 10 aprile fino alla formazione del Governo Conte; così il min. Grillo non solo ha diffuso il parere il 21 giugno (solo quand’esso era già pervenuto alle agenzie) ma in un’intervista a La Stampa il giorno dopo ha glissato sui punti di merito avanzati nei termini d’illiceità dell’esercizio e ha liquidato l’analisi sulla nocività del prodotto, sostenendo la necessità di una maggiore regolamentazione. In ciò PD e M5S si sono dimostrati perfettamente contigui. Si capisce allora il silenzio della giunta Gori, che ha assistito al diffondersi di questa piaga nella città senza proferire verbo per bocca di alcuno dei suoi componenti. Né i rappresentanti delle istituzioni in tutt’Italia hanno avuto il via libera per agire da parte del governo. Immobile la Prefettura, in attesa delle disposizioni di un Ministro dell’Interno di centrodestra che non perde occasione per dichiarare una linea dura contro gli stupefacenti, ma non dà disposizioni contro gli esercizi illeciti nemmeno a seguito di un parere del CSS di tale portata.

La situazione in Bergamo e provincia

Borgo Palazzo, Borgo Santa Caterina, dove in meno in 500 metri e in meno di un anno sono stati aperti ben 3 esercizi commerciali che distribuiscono infiorescenze!, Borgo San Leonardo, Città Alta e ora in via Sant’Alessandro: sono più d’una dozzina i negozi tra franchise già diffusi su base nazionale e regionale, o iniziative territoriali che sono apparsi nella scena della nostra città. Ed ora si apprestano a colonizzare la provincia, dove sono già presenti nei centri maggiori come Treviglio, Dalmine, Seriate e Stezzano. In questo scenario in cui tutte le principali forze politiche sia in ambito nazionale che territoriale preferiscono voltarsi dall’altra parte, il Popolo della Famiglia non intende cedere di un passo: la salute dei minori non è negoziabile.

PdF Bergamo: il Questore non ha risposto alla nostra lettera del 27 agosto sul problema. Urge un intervento delle autorità

Il circolo di Bergamo ha già scritto al Questore in data 27 agosto presentando le sue preoccupazioni su questa diffusione in ascesa esponenziale. Oggi vogliamo sollecitare il Prefetto Dott.ssa Elisabetta Margiacchi e il Questore Dott. Girolamo Fabiano a intervenire per impedire la vendita di prodotti vietati nel nostro ordinamento e pericolosi per la salute e per la società, secondo quelle che sono le loro competenze. Non è infatti necessario attendere una direttiva ministeriale per agire contro quelle che sono violazioni a tutti gli effetti, come già fatto dal Questore di Macerata Antonio Pignataro. Egli ha giustamente motivato il suo provvedimento in via del tutto indipendente alla concentrazione di principio attivo nel prodotto. Qualsiasi limite di THC per il consumo va autorizzato ai sensi del DPR 309/1990, cosa che la legge 242/2016 non fa e, perciò, non può che essere considerata sostanza stupefacente de iure (oltre che esserlo de facto). Esistono inoltre – come segnalato anche dall’ex-senatore Giovanardi alle Prefettura e Questura di Modena – almeno 2 precisi articoli del Decreto summenzionato che puniscono la condotta di tali esercizi. Trattasi dell’art.82 “istigazione, proselitismo e induzione al reato di persona minore” e l’art. 84 “divieto di propaganda pubblicitaria”, quest’ultimo la punisce “anche se effettuata in modo indiretto”. È fondamentale che venga fatto uso di questi strumenti normativi per attuare una prevenzione ferrea, specialmente verso i minori, dall’abuso di cui questi negozi si rendono protagonisti.

Bando all’ipocrisia: ai fini pratici questi negozi spacciano droga

Il noto cantante capofila in Italia della “cultura della cannabis” J-Ax che settimana scorsa è approdato nel centro di Bergamo non ha timore di propagandare l’utilizzo delle infiorescenze per l’uso ricreativo anche in modo diretto. È in realtà un malcostume piuttosto diffuso anche ai “colleghi” non celebri, laddove nel più malcelato dei casi il consiglio dato ai banconi dei negozi agli acquirenti è “Aspettate di essere a casa prima di aprire la busta”, ben sapendo che esistono metodi di estrazione del principio attivo che possono anche aumentarne di 20 volte la concentrazione all’utilizzo e che questi si possono facilmente apprendere in autonomia attraverso la rete. Il controsenso è lampante, oltre che dal buonsenso e dall’esperienza di chiunque vi si rechi, dai numerosi articoli di cronaca anche dei nostri organi locali che documentano l’evidenza di un prodotto destinato al consumo, dietro al paravento dell’oggettistica da collezione.

È l’avanzare di una vera e propria incultura dello sballo, già più volte denunciata dal Santo Padre Francesco e dalle numerose comunità di recupero, San Patrignano in testa, che operano con i giovani tossicodipendenti regolarmente passati attraverso il tragico vaglio della cannabis, un’incultura su cui non ci si fa scrupolo di capitalizzare, chi economicamente, chi per consenso politico, a discapito dei più deboli. Contro di essa il Popolo della Famiglia scende in piazza e annuncia i suoi gazebo nei luoghi dove questa piaga ha già dilagato ed ha già attecchito. Il circolo di Bergamo invita tutti i cittadini ad unirsi all’iniziativa per affermare la cultura della vita e la difesa dei più giovani contro l’intollerabile attentato alla loro salute psicofisica e alle capacità umane che con essa vengono intaccate, l’affezione, la socialità e il desiderio di realizzazione, obiettivi sensibili di un potere che li vuole sempre più inerti, consumatori per essere consumati. È un invito rivolto ai singoli cittadini e soprattutto alle numerose associazioni familiari, a quelle che si occupano di recupero, di educazione, di cultura del territorio, quelle di insegnanti e ai comitati di quartiere, alle parrocchie, per un moto che deve travalicare la sola appartenenza politica ed arrestare la diffusione della minaccia, richiamando le istituzioni ai loro compiti.

Il Popolo della Famiglia – circolo territoriale di Bergamo

https://www.youtube.com/watch?v=wocRIogkw6A&feature=